Non è un caso che questo blog nasca ad una settimana dal terribile
salone del mobile a Milano, evento durante il quale una città con i
suoi spazi e i suoi flussi di rabbia e socialità viene trasformata in
piatta e stupida vetrina per oggetti iperilluminati, allocati in
fatiscenti ma costose location. La fabbrica della precarizzazione e
degli immaginari in scadenza. Non è nemmeno un caso che sempre in
questi giorni riviste e quotidiani parlino in maniera diffusa di design
e oggetti vari. Ci siamo imbattuti in un articolo di repubblica che dà visibilità ad uno strano blog il quale si occupa di "hackerare un oggetto ikea".
A parte che ovviamente ci viene in mente che questo si chiama
pubblicità occulta (e neanche troppo), ma soprattutto ci chiediamo
perchè uno nell’inventarsi un mobile dovrebbe partire dal materiale
scadente ed omologato dell’ikea? Millantano che costi poco, ma col
cazzo! E’ tutto marketing, fidatevi di noi!
Se un tavolino dal nome inpronunciabile costa 9.99 euro (prezzi
italiani) ma è in cartone pressofuso e ricoperto di laccatura
superinquinante, vi garantisco che con 30 euro vi costruite un tavolo
tanto grande da farci stare gli amici a cena, interamente fatto di
legno e incerato con oli naturali.
E’ una questione di scelte. E’ molto meglio avere sempre un po’ di
gente a cena e un tavolo solido per varie acrobazie, che un tavolino
dalla gamba rotta appena ci montate su. Sarebbe il caso di immaginare
come "hackerare" gli usi degli oggetti per produrre nuove soggettività
pensanti, piuttosto che incentivare la produzione e con essa il consumo
di cose che racchiudono in sè già la loro inutilità. Per di più la
maggiorparte degli "hack" che il blog propone sono delle mere
decorazioni o giusto delle variazioni nel montaggio. Ma che palle!
Quanta noia repressa, ma soprattutto quanta viltà nel ridurre la
pratica hacker a tutto questo.